Verso il Congresso del Partito Democratico, l’auspicata candidatura di Marco Minniti

Durante la puntata di Ottoemezzo andata in onda ieri sera su La7 si discuteva di Congresso del Partito Democratico. Desidero condividere con voi quel che penso. In questi mesi abbiamo sentito davvero di tutto e certamente non è mancato il sarcasmo: c’è stato chi ci ha consigliato il funerale al posto del congresso e chi ancora ci deride ogni giorno in cui spunta il nome di un nuovo candidato.

Senza dubbio la situazione non è rosea, la batosta delle elezioni politiche è stata forte, ancora non è stata metabolizzata, non siamo riusciti a riprenderci, ad individuare un leader ed una linea politica dalla quale ripartire. Trovo quindi comprensibile, il senso di smarrimento che molti avvertono e che a molti altri fa anche piacere esista, non neghiamolo

Ora però la fase congressuale sta partendo e credo sia l’occasione per definire l’orizzonte verso il quale guardare, i contenuti e le modalità con le quali esercitare la nostra azione politica nel Paese. Un’azione che dovrà contrastare la deriva populista in atto e che, proprio per questo, dovrà essere forte e coesa, capace di immaginare un’Italia diversa, un’Italia che non si allea con forze xenofobe e di destra, che sceglie amici diversi da Trump e Putin, che non cerca la propria identità nelle paure e nell’egoismo.

Questo deve essere l’orizzonte politico del Partito Democratico e tutti noi – compresi coloro che abbiamo deluso, ma che non si ritrovano nel racconto che ogni giorno ci propinano Lega e Movimento 5 Stelle – dobbiamo avvertire la responsabilità di partecipare alla costruzione di un’alternativa politica credibile. Sul congresso non si possono realisticamente riporre aspettative miracolistiche, ma può davvero essere l’occasione per tracciare la via d’uscita dal tunnel nel quale siamo finiti.

Sinceramente non mi preoccupano i tanti candidati in campo.

Trovo abbastanza naturale che in una fase come questa emergano tutte le diverse sensibilità che abbiamo al nostro interno, l’importante è che il confronto sia franco e si arrivi ad una sintesi senza scissioni

Ci sarà chi vuole rimettere insieme la “ditta” e chi vuole costruire un campo più largo con molte facce nuove, chi ammicca ai 5 Stelle e chi li considera avversari da contrastare. Discuteremo. Il leader però è un tutt’uno con la proposta politica e tra i candidati manca ancora quello che mi convince di più: Marco Minniti.

Spero che sciolga il nodo e decida di candidarsi. Minniti mi sembra un buon candidato, ha mostrato di avere spessore politico e un forte senso delle istituzioni. È un riformista vero, non ha una visione personalistica della politica e pur essendo sulla scena da tempo si è sempre tenuto alla larga dalle correnti, anche quando pareva non se ne potesse fare a meno. Ha sempre rivendicato una propria autonomia, sia quando era vicino a Massimo D’Alema (nella sua fase riformista), sia quando è stato ministro del governo di Paolo Gentiloni.

Marco Minniti, è stato uno dei primi nel nostro campo a porre questioni cruciali come quella della sicurezza dimostrando che la sinistra può affrontare temi simili in modo efficace mantenendo saldi quei valori che le appartengono: umanità, solidarietà e apertura nei confronti del diverso.
Insomma, in una fase cruciale come questa, una persona senza padrini, mai divisiva, con una visione più moderna della sinistra, che pensa ad una sinistra meno aristocratica e più vicina alle persone e alle loro aspettative, credo possa essere il candidato giusto.