L’emendamento per il parco unico del Delta del Po venga approvato

Delta del Po: nessun motivo di allarme, l’emendamento per il parco unico venga approvato. Permetterà di facilitare il rilancio di un’area unica nel suo genere.

Le associazioni ambientaliste appoggiate dal M5S e dai Verdi contestano la mancata “qualificazione” del nuovo parco (unitario) del Delta del Po: l’emendamento proposto dai senatori PD alla legge di bilancio parla di “Parco del Delta del Po”, ma non lo definisce “nazionale”, né “naturale”. A detta delle associazioni la mancata aggettivazione “svilirebbe” il nuovo parco, che non sarebbe collocabile in nessuna delle categorie sinora previste, e ne comprometterebbe la tutela naturalistica.

Io spero invece che l’emendamento venga approvato proprio perché è l’unica possibilità di rilanciare un’area unica sulla quale va costruita una governance che non può essere classificata secondo gli schemi normativi che conosciamo e che funzionano per altri parchi.

La verità è che l’emendamento proposto mira, al contrario, a facilitare il rilancio del Delta del Po e ha come obiettivo il suo rafforzamento, partendo, come è necessario, dagli esistenti Parchi regionali (come istituiti con la legge regionale del Veneto 8 settembre 1997, n. 36, e con la legge regionale dell’Emilia Romagna n. 27 del 1988), nel pieno rispetto dei regimi giuridici di tutela propri delle aree del Delta del Po qualificate siti di Rete Natura 2000 e zone di Protezione Speciale disciplinati dalla direttiva 92/43/CEE del 1992 e 2009/147/CE del 2009, nonché della Riserva di Biosfera Delta del Po – MaB Unesco, così come riconosciuta nell’anno 2015, con il relativo piano di azione.

Non esiste dunque nessun motivo di allarme circa un ipotetico abbassamento del livello della tutela naturalistica e ambientale; c’è in realtà la volontà di provare a uscire finalmente da una condizione di confusione e di duplicazione gestionale e amministrativa che è causa di diseconomie, difficoltà operative e disomogeneità nella programmazione tale da limitare l’operatività nella tutela stessa della biodiversità oltre che le potenzialità competitive a livello mondiale di quest’area straordinaria.

Alla critica di chi dice che il Parco interregionale non si è fatto fino ad ora quindi non si farà mai rispondo che non si tiene conto della svolta impressa dal riconoscimento Mab.

La governance unitaria della Riserva della Biosfera Unesco sperimentata dall’ottenimento del riconoscimento del 2015 ha infatti dimostrato che si possono raggiungere risultati importanti quando i due parchi lavorano insieme con convinzione, ma certamente l’obbligo allo stato attuale di passare per due strutture organizzative porta al raddoppio dei tempi, a inefficienze, ad un aumento di burocrazia con conseguente perdita di moltissime opportunità sia sul fronte della tutela della biodiversità che su quello della promozione, valorizzazione e crescita del Delta del Po.

L’obiettivo di un rilancio vero del Parco si può perseguire solo con il pieno e convinto coinvolgimento delle Regioni interessate, senza il quale ogni ipotesi di calare dall’alto un “Parco nazionale” sarebbe destinato a fallire o a rimanere sulla carta.

La proposta di costituire un unico parco del Delta del Po partendo dal basso e dalla capacità di quei territori di partecipare in modo attivo alla definizione del modello gestionale è l’unica possibilità concreta di corrispondere alle peculiarità e alle esigenze di quest’area, nella direzione equilibrata di una crescita sostenibile. La gestione unitaria della Riserva della Biosfera lo conferma e senza un passo avanti sui Parchi anche la stessa Mab viene esposta a rischi rilevanti.